Ci sono mattine in cui il caffè sembra non bastarmi. Sono quelle mattine fatte di documenti che si accumulano sulla scrivania, di riunioni infinite dove le parole sembrano girare a vuoto e di progetti da rivedere che sembrano così complessi da implementare. In quei momenti, quando la stanchezza si fa sentire, mi ritrovo a sussurrare a me stesso una frase che mi accompagna da sempre, come una bussola silenziosa: “Cercate di lasciare questo mondo un po’ migliore di quanto non l’avete trovato”.
È una frase di Robert Baden-Powell. Non parla di rivoluzioni, non parla di grandi imprese. Parla di una misura contenuta, quasi timida: un po’. Ed è proprio in questo “un po’” che si trova tutta la sua forza.
Viviamo in un’epoca che ha fame di super-eroi. Sui social, nei titoli dei giornali, persino nei discorsi motivazionali, sembra che l’unico modo per contare qualcosa sia fare qualcosa di straordinario, di visibile, di eclatante. Ma la verità è un’altra: chi costruisce davvero qualcosa che resta lo fa con la pazienza di un impegno costante, spesso invisibile, che non si misura in “like” ma in anni di impegno. Personalmente, giorno dopo giorno, ho sentito di poter fare un po’ meglio quello che c’era da fare. E quel “meglio” è diventato il mio contributo alla bellezza del mio agire interiore ed esteriore.
A volte sembra di correre contro il tempo: vorremmo la bacchetta magica per trovare le soluzioni magiche per la crisi climatica, per ripopolare i nostri piccoli comuni o per salvare le identità che si perdono. Ma la verità è che i territori, proprio come le persone, non si salvano con un effetto speciale o un colpo di teatro. Si tengono in vita con la cura silenziosa di ogni giorno, con la forza di chi, ogni singola mattina, sceglie di esserci e di fare la propria parte, con onestà e senza giri di parole o scuse scaricando su altro e/o altri le responsabilità. Magari agli occhi del mondo quel gesto sembra piccolo, quasi invisibile; ma per chi lo compie con il cuore, è un atto d’amore immenso che dà senso a tutto.
Abbiamo quindi, solo bisogno di essere presenti, nel nostro piccolo, con quella costanza silenziosa che non fa rumore ma cambia il mondo. Perché è in quella somma di piccoli, invisibili miglioramenti quotidiani che si costruisce davvero un futuro che valga la pena di essere vissuto.
E tu, quale piccolo pezzetto di mondo proverai a rendere migliore oggi?