Vai al contenuto

Olivicoltura italiana 2026-2030: il nuovo Piano e le sfide per la Campania

  • di

L’Olivicoltura campana tra sfide globali e valorizzazione territoriale

L’olivicoltura rappresenta per la Campania molto più di un comparto produttivo: è un elemento strutturale del paesaggio agrario, un fattore di coesione economica delle aree interne e uno dei principali strumenti di narrazione identitaria del territorio, dal Cilento al Sannio, dall’Irpinia alla Penisola Sorrentina. In un momento in cui la filiera olivicolo-olearia italiana affronta cambiamenti significativi, oscillazioni produttive, tensioni sui prezzi, pressione competitiva dei grandi produttori mediterranei e crescenti rischi fitosanitari e climatici, appare utile inquadrare la posizione della Campania all’interno dello scenario nazionale e internazionale, per comprenderne punti di forza, fragilità strutturali e margini di sviluppo.

Quali possibili effetti, positivi e critici, potrà avere sulla Campania l’attuazione del Piano Olivicolo Italiano 2026–2030, promosso dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF)?

Il Piano Olivicolo Italiano 2026-2030, elaborato dal MASAF attraverso il Tavolo tecnico di filiera olivicolo-oleario, delinea una strategia integrativa rispetto al Piano Strategico della PAC 2023-2027, articolata su cinque ambiti: concorrenza, qualità, governance, consumi, territorio, e su nove assi di intervento operativi: potenziamento della capacità produttiva nazionale, riduzione dei costi di produzione, aggregazione dell’offerta e accordi di filiera, valorizzazione degli EVO di qualità, olive da mensa, tracciabilità, ricerca e vivaismo, contrasto alla Xylella fastidiosa, promozione sui mercati.

L’obiettivo cardine del Piano è un incremento della produzione nazionale di olio EVO del 25% in un orizzonte di 6-10 anni (pari a circa 75 mila tonnellate aggiuntive rispetto alla media 2020-2024), da ottenere principalmente attraverso 45.000 ettari di nuovi impianti in aree vocate e 25.000 ettari di reimpianti/infittimenti su oliveti tradizionali, oltre a un obiettivo di riduzione dei costi medi di produzione del 20% e di concentrazione di almeno il 50% della produzione nazionale tramite Organizzazioni di Produttori.

Possibili riflessi positivi per l’olivicoltura campana

Prevenzione fitosanitaria e ricerca sulla Xylella. Il Piano prevede il finanziamento di una ricerca coordinata su varietà tolleranti o resistenti alla Xylella fastidiosa e misure di contrasto alla sua diffusione. Poiché il documento individua esplicitamente la Campania come una delle regioni limitrofe alla Puglia esposte al rischio (dato verificato, riportato nel testo del Piano), un rafforzamento del monitoraggio precoce e degli strumenti diagnostici avrebbe per la regione un valore preventivo particolarmente elevato, permettendo di mutuare l’esperienza maturata in Puglia dal 2013 in avanti.

Riforma delle Organizzazioni di Produttori. L’obiettivo di concentrare almeno il 50% della produzione nazionale tramite OP/AOP, se accompagnato da adeguati strumenti di accesso al credito e da una distinzione tra OP a funzione commerciale e OP a funzione tecnica (già richiesta dalle Regioni nell’iter di approvazione del Piano), potrebbe aiutare i piccoli olivicoltori campani, la cui frammentazione fondiaria è del tutto comparabile alla media nazionale, a superare la debolezza contrattuale che oggi li penalizza nei confronti dell’industria e della GDO.

Valorizzazione delle denominazioni d’origine. L’asse “Olio di qualità” del Piano punta a una migliore razionalizzazione e comunicazione delle IG esistenti. Le sei denominazioni campane, oggi meno note sul mercato rispetto a IG più affermate come Terra di Bari o Toscano IGP, potrebbero beneficiare di iniziative nazionali di promozione e di distretti dedicati, se le Regioni e i Consorzi di tutela sapranno attivare tempestivamente gli strumenti previsti.

Promozione, educazione e oleoturismo. L’asse dedicato alla promozione (campagna “L’Oro Verde d’Italia”) prevede esplicitamente il rafforzamento dei percorsi oleoturistici e la loro integrazione con le reti regionali esistenti. Realtà già attive in Campania sono coerenti con questo obiettivo e potrebbero rappresentare un canale di accesso diretto ai fondi promozionali del Piano.

Ammodernamento dei frantoi e osservatorio dei costi. Il Piano prevede interventi per l’efficientamento dei frantoi e la valorizzazione dei sottoprodotti in ottica di economia circolare, oltre alla creazione di un Osservatorio nazionale dei costi di produzione e dei prezzi di mercato: strumenti che si aggiungerebbero ai finanziamenti PSR/PNRR già attivati in Campania per l’ammodernamento di 55 frantoi regionali (16,1 milioni di euro, secondo i dati della Regione Campania).

Possibili riflessi critici e punti di attenzione

Modello di intensificazione poco compatibile con l’olivicoltura di collina. Il Piano orienta buona parte del proprio obiettivo di crescita produttiva verso nuovi impianti intensivi, infittimenti fino a 300 piante/ettaro e maggiore meccanizzazione, da realizzare preferibilmente su terreni pianeggianti o a leggero declivio. Gran parte degli oliveti campani a denominazione d’origine si trova invece su terrazzamenti collinari o costieri (Costiera Amalfitana, Cilento interno, Penisola Sorrentina), spesso sottoposti a vincoli paesaggistici stringenti (Legge Galasso, Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, Piani Paesaggistici Regionali). È plausibile che gli incentivi alla nuova impiantistica intensiva risultino strutturalmente più accessibili alle aree pianeggianti del Sud (in particolare Puglia), lasciando alla Campania un accesso più marginale a questa specifica linea di finanziamento, salvo che il Piano preveda, come in parte indica per l'”olivicoltura eroica”, misure differenziate per le aree di collina e a valenza paesaggistica.

Concentrazione territoriale dei fondi PNRR/PNC già erogati. Il Piano stesso riporta l’elenco dei Contratti di Filiera e dei fondi per la Xylella già assegnati nell’ambito del Piano Nazionale Complementare al PNRR: i beneficiari elencati risultano concentrati su Calabria, Umbria, Puglia, Molise, Basilicata e Sicilia, senza menzione esplicita di interventi in Campania. Pur trattandosi di un elenco parziale riferito ai bandi già chiusi, questo rappresenta un’evidenza concreta di come le risorse del PNC destinate al comparto olivicolo si siano finora orientate verso altre regioni del Sud, ed è un elemento che la Regione Campania e le sue Organizzazioni di Produttori dovrebbero monitorare nella prossima fase di attuazione del Piano 2026-2030.

Competizione interna crescente tra le regioni del Sud. Se il Piano, come dichiarato, punta a premiare le aree a maggiore potenziale di crescita quantitativa per raggiungere l’obiettivo nazionale del +25%, le regioni che nel 2025 hanno già mostrato la maggiore capacità di risposta produttiva (Puglia +52%, Calabria +101%, Sicilia +71%) potrebbero risultare, in una logica di efficienza allocativa, destinatarie prioritarie dei futuri bandi. La Campania, che nello stesso anno ha registrato un calo dell’11%, rischierebbe in tal caso di dover competere su un terreno sfavorevole se non riorienta la propria strategia verso gli assi del Piano più coerenti con il proprio profilo, qualità, IG, oleoturismo, piuttosto che verso la sola crescita dei volumi.

Risorse contenute per la ricerca specifica sulla Xylella. Il finanziamento indicato nel Piano per la ricerca coordinata su varietà tolleranti o resistenti alla Xylella fastidiosa è pari a 2 milioni di euro a livello nazionale: una cifra che, sebbene rappresenti un dato certo, appare orientativamente contenuta rispetto all’entità della minaccia fitosanitaria descritta nello stesso documento. Per una regione come la Campania, ancora indenne da focolai conclamati ma geograficamente esposta, l’adeguatezza di questo stanziamento ai fini di una prevenzione realmente efficace resta un punto di attenzione più che una certezza.

Un comparto a “doppia velocità”

L’olivicoltura campana si presenta come un comparto a “doppia velocità”: debole nei volumi assoluti, meno del 4% della produzione nazionale di olio nel 2025, ma straordinariamente ricco sul piano qualitativo e identitario, con sei denominazioni d’origine su un territorio relativamente compatto e un patrimonio paesaggistico che spazia dalla Costiera Amalfitana al Cilento UNESCO, dal Sannio all’Irpinia. Questa configurazione suggerisce che la strategia più coerente per la regione non sia tanto l’inseguimento dei target quantitativi nazionali, quanto la piena valorizzazione degli assi del Piano Olivicolo Italiano 2026-2030 più affini al proprio profilo: qualità certificata, aggregazione dell’offerta, oleoturismo e prevenzione fitosanitaria.

Il successo di questa impostazione dipenderà in larga misura dalla capacità delle istituzioni regionali, dei Consorzi di tutela e delle Organizzazioni di Produttori campane di intercettare tempestivamente i bandi attuativi del Piano nazionale, evitando che la regione replichi, anche nella programmazione 2026-2030, la marginalità nell’allocazione dei fondi PNC/PNRR già osservata nella fase precedente. Un monitoraggio costante dei dati di produzione, costi e prezzi, anche attraverso l’Osservatorio nazionale previsto dal Piano, costituirà uno strumento essenziale per orientare le scelte di investimento dei prossimi anni.

nicolamatarazzo.it

Fonti

• Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF), Piano Olivicolo Italiano 2026-2030, Direzione Generale per la Promozione della Qualità Agroalimentare, 2026.

• ISMEA, Scheda di settore Olio di Oliva e report Tendenze dell’olio di oliva, ismeamercati.it.

• Consiglio Oleicolo Internazionale (COI) e Commissione Europea, DG Agri — stime di produzione mondiale, aprile 2026.

• Regione Campania, Assessorato Agricoltura — Settore Olivicoltura, agricoltura.regione.campania.it.

• SalernoToday / Confagricoltura Campania, dati su produzione olivicola provinciale, salernotoday.it.

• OlioEvo.eu, “Le 5 DOP dell’olio extravergine d’oliva campano”, olioevo.eu.

• Movimento Olio Turismo Campania, olioturismo.it.

• I Cavalieri dell’Oro Verde, “Diffusione della Xylella fastidiosa in Italia (2025)”, cavalieridelloroverde.it.

• Immagine Olive Grove, olio su tela, Vincent van Gogh, 1889 Saint-Rémy-de-Provence, Van Gogh Museum